n. 17

anno V - gennaio-marzo 2004 - pp. 128 - € 7.50

• Direttore: Roberto De Caro
• Redazione:
Gaspare De Caro, Michelangelo Gabbrielli, Antonello Lombardi, Elio Matassi, Elisabetta Pistolozzi, Andrea Schiavina, Valeria Tarsetti
• Hanno collaborato a questo numero:
Ennio Abate, Felice Accame, Marco Angius, Alberto Beneventi, Akeel Bilgrami, Guido Bizzi, Pier Augusto Breccia, Franco Bruni, Centro Studi Mozartiano, Giorgio Ciommei, Bruno Conte, Luca Cori, Mario De Caro, Danilo Faravelli, Paolo Ferrari, Gian Andrea Franchi, Nevio Gŕmbula, Alberto Iesuč, Hans-Josef Irmen, Mario Lunetta, Milena Massalongo, Anna Maria Mazzoni, Massimo Melloni, Kurt Meyer, Cesare Milanese, Giuliana Montanari, Marilena Pasquali, Giulia Raymondi, Dina Riccň, Alessandra Scarpinella, Marina Toffetti, Pierfranco Vitale, Maurizio Zanolli
In copertina: Pier Augusto Breccia, Immaginazione e Potere (1998), part.




Filosofia della musica
• Il ‘propriamente musicale’ e le arti figurative di Elio Matassi

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Attraverso quali modalità viene individuato e legittimato il «propriamente musicale»? Già in ambito ottocentesco abbiamo indicazioni controverse: mentre in quello che può essere considerato l’atto di nascita della critica musicale moderna, la celebre recensione di E.Th.A. Hoffmann alla Quinta di Beethoven, si sceglie la via della contrapposizione frontale con le altre arti, in particolare con quelle figurative, già con il fortunato pamphlet di Eduard Hanslick, nonostante le apparenze, siamo in una prospettiva diametralmente inversa. L’andamento della progressione argomentativa dal II, al III fino al IV capitolo è in proposito molto indicativa: se nella prima parte si insegue e persegue la specificità del bello musicale in contrapposizione alle altre arti, nell’ultima parte del IV capitolo si assiste, per così dire, ad un rovesciamento della sequenza argomentativa per tornare a riflettere problematicamente sull’utilità di un confronto per correlazione con esse: «Nella creazione e nella concezione musicali si deve mettere in rilievo un altro elemento che rappresenti quanto vi è di puramente estetico in questa arte e che, in opposizione allo specifico potere della musica di suscitare sentimenti, si avvicini alle condizioni universali di bellezza delle altre arti. Questo elemento è la pura visione».


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