n. 19

anno V - luglio-settembre 2004 - pp. 160 - € 7.50

• Direttore: Roberto De Caro
• Redazione:
Gaspare De Caro, Michelangelo Gabbrielli, Antonello Lombardi, Elio Matassi, Elisabetta Pistolozzi, Andrea Schiavina, Valeria Tarsetti
• Hanno collaborato a questo numero:
Ennio Abate, Fabio Acca, Felice Accame, Marco Angius, Alberto Beneventi, Pier Augusto Breccia, Centro Studi Mozartiano, Giorgio Ciommei, Bruno Conte, Valerio Cordiner, Luca Cori, Danilo Faravelli, Paolo Ferrari, Gian Andrea Franchi, Nevio Gàmbula, Andrea Garbuglia, Vladimiro Giacché, Gianluca Giachery, Roberto Giammanco, Ran HaCohen, Hans-Josef Irmen, Leporello, Mario Lunetta, Milena Massalongo, Anna Maria Mazzoni, Massimo Melloni, Kurt Meyer, Willer Montefusco, Michela Niccolai, Marilena Pasquali, Eugenio Riccòmini, Pierfranco Vitale, Maurizio Zanolli
In copertina: Sandro Luporini, Interno-esterno n. 2 (2003)




Filosofia della musica
• Ademonicità e demonicità della musica: la recensione di E.T.A. Hoffmann alla «Quinta» di Beethoven e l’apologia della musica strumentale in W.H. Wackenroder di Elio Matassi

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Tra i tanti problemi che hanno investito la musica agli inizi dell’Ottocento quello che sicuramente emerge per intensità teorica e per alcuni controversi ‘passaggi’ è il suo carattere demoniaco o, meglio, a mio avviso, il rapporto biunivoco demonicità-ademonicità ad essa immanente. Fra queste due dimensioni, apparentemente soltanto contrapposte, sussiste un legame che rende sempre più ‘interno’ il transito dall’una all’altra. Nell’apologia che accompagna la musica strumentale, per autori come Ernst Theodor Amadeus Hoffmann e Wilhelm Heinrich Wackenroder, si intrecciano sottilmente motivazioni ed argomentazioni che richiamano il demoniaco e, al contempo, l’ademoniaco. Nella maniera più pregnante si può affermare che le stesse esigenze di fondo attraverso cui si celebra il carattere demoniaco della musica sono anche quelle che rendono trasparente il suo contrario. Parlo di rapporto biunivoco perché, a mio avviso, in taluni luoghi si può desumere il passaggio dal demoniaco all’ademoniaco (Hoffmann) e in altri quello inverso (Wackenroder). A questo fine adotto uno schema di riferimento così impostato: 1) a partire dalla recensione di Hoffmann alla Quinta di Beethoven verifico come la rivendicazione del demoniaco sia strettamente compenetrata con la struttura autosufficiente della musica, senza comprometterne in alcun modo il carattere ademoniaco; 2) tenendo presenti alcune definizioni wackenroderiane della musica, «delittuosa innocenza», «paese della fede», dimostro l’esigenza inversa di scegliere l’elemento ademoniaco, quale discrimine decisivo, per arrivare al suo contrario, all’attestazione delle peculiarità trasgressive della musica...


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