n. 19

anno V - luglio-settembre 2004 - pp. 160 - € 7.50

• Direttore: Roberto De Caro
• Redazione:
Gaspare De Caro, Michelangelo Gabbrielli, Antonello Lombardi, Elio Matassi, Elisabetta Pistolozzi, Andrea Schiavina, Valeria Tarsetti
• Hanno collaborato a questo numero:
Ennio Abate, Fabio Acca, Felice Accame, Marco Angius, Alberto Beneventi, Pier Augusto Breccia, Centro Studi Mozartiano, Giorgio Ciommei, Bruno Conte, Valerio Cordiner, Luca Cori, Danilo Faravelli, Paolo Ferrari, Gian Andrea Franchi, Nevio Gàmbula, Andrea Garbuglia, Vladimiro Giacché, Gianluca Giachery, Roberto Giammanco, Ran HaCohen, Hans-Josef Irmen, Leporello, Mario Lunetta, Milena Massalongo, Anna Maria Mazzoni, Massimo Melloni, Kurt Meyer, Willer Montefusco, Michela Niccolai, Marilena Pasquali, Eugenio Riccòmini, Pierfranco Vitale, Maurizio Zanolli
In copertina: Sandro Luporini, Interno-esterno n. 2 (2003)




Teatro
• Rino Sudano. Cronologia di un teatro ‘fuori scena’ di Fabio Acca

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Rino Sudano (Catania, 1941), dopo l’apprendistato presso il Centro Teatrale Universitario (CUT) di Roma, nel 1962 è tra i fondatori, insieme a Carlo Quartucci, Leo De Berardinis, Anna D’Offizi e Sabina De Guida, del «Teatro della Ripresa», con cui realizza alcuni episodi spettacolari, seminali per la fondazione del Nuovo Teatro italiano (Me e Me, 1962; Finale di partita, 1963). L’anno successivo la compagnia viene scritturata da Luigi Squarzina come sezione sperimentale del Teatro Stabile di Genova, con il nome di «Teatro Studio». Il debutto nella nuova formazione avviene nel 1964, con Aspettando Godot, di Beckett. Terminato il rapporto con lo Stabile di Genova, la compagnia organizza nel 1965 il primo importante festival su Beckett in Italia, in cui vengono proposti Aspettando Godot, Finale di partita e Atto senza parole 2. Ma la consacrazione avviene in occasione della messa in scena di Zip, di Giuliano Scabia, per il Festival Internazionale della Prosa della Biennale di Venezia, suscitando forti clamori nell’ambito della critica specializzata. In concomitanza con lo svolgimento del convegno di Ivrea sul Nuovo Teatro (1967), la compagnia si scioglie e Sudano, insieme ad Anna D’Offizi – sua compagna nella vita e nell’arte – entra come attore scritturato nel circuito teatrale ufficiale, collaborando in particolare con lo Stabile di Genova, fino al 1968, anno in cui passa allo Stabile di Torino, dove ha modo di rincontrare Carlo Quartucci, lavorando ad uno dei risultati più arditi del teatro di ricerca di quegli anni: I testimoni, di Tadeusz Rosewicz. Lo spettacolo genera molta curiosità tra gli addetti ai lavori e quel pubblico che si appella ad un nuovo modo di intendere il teatro, ma anche perplessità tra gli spettatori e gli esponenti più tradizionalisti della critica...


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