n. 19

anno V - luglio-settembre 2004 - pp. 160 - € 7.50

• Direttore: Roberto De Caro
• Redazione:
Gaspare De Caro, Michelangelo Gabbrielli, Antonello Lombardi, Elio Matassi, Elisabetta Pistolozzi, Andrea Schiavina, Valeria Tarsetti
• Hanno collaborato a questo numero:
Ennio Abate, Fabio Acca, Felice Accame, Marco Angius, Alberto Beneventi, Pier Augusto Breccia, Centro Studi Mozartiano, Giorgio Ciommei, Bruno Conte, Valerio Cordiner, Luca Cori, Danilo Faravelli, Paolo Ferrari, Gian Andrea Franchi, Nevio Gàmbula, Andrea Garbuglia, Vladimiro Giacché, Gianluca Giachery, Roberto Giammanco, Ran HaCohen, Hans-Josef Irmen, Leporello, Mario Lunetta, Milena Massalongo, Anna Maria Mazzoni, Massimo Melloni, Kurt Meyer, Willer Montefusco, Michela Niccolai, Marilena Pasquali, Eugenio Riccòmini, Pierfranco Vitale, Maurizio Zanolli
In copertina: Sandro Luporini, Interno-esterno n. 2 (2003)




Antifilosofia a cura di Felice Accame
• Le metafore della complementarità (III)

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Nel 1900, Paul Ehrlich (1854-1915), medico tedesco, denominò «complemento» («komplement») la componente battericida termolabile del siero. Ehrlich voleva dire che si trattava di un complemento all’azione dell’anticorpo, nel senso che agisce agganciandosi all’anticorpo e quindi distruggendo le cellule a cui l’anticorpo si è precedentemente legato.

Prima, in biologia, si parlava di «alessine» e di «citasi». Il primo termine, ascrivibile alla capacità nominatoria di Richard F.J. Pfeiffer (1858-1945), derivava dal greco «alex(ein)», e significava più o meno lo «stare in guardia», designando un fattore termolabile aspecifico in grado di lisare (dal greco, «lusis», dissoluzione) batteri. Il secondo – derivando dal greco «kutos», «cellula» – aveva meno pretese.

Che, più tardi, si sia scoperto che il complemento è formato da diversi tipi di molecole che, tuttavia, possono esser fatte risalire ad un gene ancestrale comune – dal quale si sono evolute separatamente –, in questa argomentazione ha poca rilevanza. Ciò che conta è che la criteriologia relativa alla designazione sia sufficientemente esplicita e non appaia inficiata da metafore irriducibili...


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