n. 19

anno V - luglio-settembre 2004 - pp. 160 - € 7.50

• Direttore: Roberto De Caro
• Redazione:
Gaspare De Caro, Michelangelo Gabbrielli, Antonello Lombardi, Elio Matassi, Elisabetta Pistolozzi, Andrea Schiavina, Valeria Tarsetti
• Hanno collaborato a questo numero:
Ennio Abate, Fabio Acca, Felice Accame, Marco Angius, Alberto Beneventi, Pier Augusto Breccia, Centro Studi Mozartiano, Giorgio Ciommei, Bruno Conte, Valerio Cordiner, Luca Cori, Danilo Faravelli, Paolo Ferrari, Gian Andrea Franchi, Nevio Gàmbula, Andrea Garbuglia, Vladimiro Giacché, Gianluca Giachery, Roberto Giammanco, Ran HaCohen, Hans-Josef Irmen, Leporello, Mario Lunetta, Milena Massalongo, Anna Maria Mazzoni, Massimo Melloni, Kurt Meyer, Willer Montefusco, Michela Niccolai, Marilena Pasquali, Eugenio Riccòmini, Pierfranco Vitale, Maurizio Zanolli
In copertina: Sandro Luporini, Interno-esterno n. 2 (2003)




Filosofia
• La promessa da mantenere di Gian Andrea Franchi

Pagina senza nome

L’ultimo stimolo alle riflessioni che sviluppo da tempo su Hortus Musicus veniva dal tema della promessa materna, una promessa che, secondo Tzvetan Todorov, non viene mantenuta. È «una promessa da mantenere», invece, secondo Antoinette Fouque, figura di spicco del movimento delle donne in Francia e in Europa. Questa convinzione anima la raccolta di suoi testi, uscita nello stesso anno del libro di Todorov. Diamole la parola:

Il tempo genitale è un tempo, storico e politico, preciso. Nove mesi, non di più, scansione maturazione, termine e decisione. È il tempo storico del concepimento, piuttosto che una concezione storica del tempo. È il tempo delle donne, il tempo della promessa che può essere mantenuta. Il tempo per capire, per liberarsi nell’aperto della fecondità.

Il corpo femminile, capace di gravidanza, è innanzitutto portatore di una peculiare esperienza del tempo. La gravidanza, la gestazione, è un’esperienza temporale, ma, più precisamente ed essenzialmente, un’esperienza del carattere temporale della relazione. È un’esperienza della temporalità del corpo come qualità temporale della relazione fra esseri umani, della reciprocità.

L’esperienza simbolizzabile, virtuale o reale, della gravidanza è provata da ogni donna come lavoro intimo del sé e del non sé. È il modello […] di un «pensare all’altro», di un «tra noi» eterogeneo, […] di un’ospitalità verso un corpo estraneo, di un dono senza debito, di un amore del prossimo, di una promessa da mantenere, di una speranza carnale che rinnega ogni narcisismo assoluto, ogni dividualismo totalitario, ogni razzismo. Queste capacità specifiche possono trasmettersi, essere condivise in quella co-creazione uomo donna che è la procreazione umana.

Secondo Fouque, il pensiero di

quest’impensato della nostra società che è la produzione del vivente comporta una vera e propria svolta epistemologica, […]. La gestazione è trasformazione al presente verso un futuro reale, […] promessa dell’essere a venire, […] paradigma del «pensare il prossimo» per poter superare i totalitarismi monisti e pensare il dopo-patriarcato, per inventarsi uomini o donne, ma insieme, nel comune diritto degli uomini e delle donne ad un «ordine dialogico».

In questa piccola costellazione di citazioni, con cui ho cercato di riassumere i passaggi chiave del pensiero di Fouque, ci sono dei nuclei densi di pensiero che toccano il cuore della problematica che tento di dipanare...


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