n. 20

anno V - ottobre-dicembre 2004 - pp. 224 - € 7.50

• Direttore: Roberto De Caro
• Redazione:
Massimo Cappitti, Gaspare De Caro, Michelangelo Gabbrielli, Antonello Lombardi, Elio Matassi, Elisabetta Pistolozzi, Andrea Schiavina, Valeria Tarsetti
• Hanno collaborato a questo numero:
Ennio Abate, Felice Accame, Marco Angius, Simone Azzoni, Alberto Beneventi, Claudio Bolzan, Pier Augusto Breccia, Centro Studi Mozartiano, Giorgio Ciommei, Bruno Conte, Valerio Cordiner, Agostino Di Scipio, Sergio Endrigo, Danilo Faravelli, Gian Andrea Franchi, Nevio Gàmbula, Stefano Garroni, Gianluca Giachery, Hans-Josef Irmen, Mario Lunetta, Sandro Luporini, Milena Massalongo, Daniel H. Mazzei, Massimo Melloni, Kurt Meyer, Cesare Milanese, Giorgio Monari, Marilena Pasquali, Paolo Persichetti, Mario Pischedda, Mario Quattrucci, Francesco Ranci, Anna Rocco, Marina Toffetti, Pierfranco Vitale, Maurizio Zanolli
In copertina: Alberto Beneventi, Delta (2003)




Dossier Argentina
• Breve storia dell’«Argentinidad» di Gaspare De Caro e Roberto De Caro

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La vicenda della colonizzazione cattolica compendiata nella nozione di Argentinidad è ora nota soprattutto per le fondamentali ricerche di Loris Zanatta sulla storia della Chiesa argentina, «la grande assente nella storiografia sull’Argentina del nostro secolo». A tali ricerche, come risulterà anche dai rinvii bibliografici, la nostra esposizione necessariamente sommaria è largamente debitrice.



Volere che lo Stato si separi dalla Chiesa sarebbe per conseguenza logica volere che la Chiesa fosse ridotta alla libertà di vivere secondo il diritto comune a tutti i cittadini.
(Leone XIII, Au milieu, 16 febbraio 1892)

 

Frutto di una sapiente ricostruzione a posteriori, il mito di un binomio primigenio e indissolubile di gerarchie ecclesiastiche ed esercito, eterno «custode della cattolicità», si accreditò fortemente in Argentina a partire dalla fine degli anni Venti del ’900. Ci si ingannerebbe però se si pensasse ad un’atavica, ininterrotta influenza della Chiesa sulle istituzioni militari argentine. In realtà «l’esercito non era stato affatto quel bastione cattolico nel mezzo della società laica che la Chiesa volle far credere». Al contrario, il suo «processo di confessionalizzazione», iniziato nel decennio precedente e ultimato negli anni ’30, fu componente essenziale ma ultima di una ben più remota e complessiva strategia di reconquista della società e dello Stato da parte del clero. La crisi del modello liberale, aperta dalla Prima guerra mondiale e accelerata dal tracollo borsistico internazionale del ’29 con conseguente depressione delle esportazioni argentine, aveva dato luogo alla «rivoluzione» del 6 settembre 1930, quando il generale Uriburu entrò alla Casa Rosada rovesciando con un golpe il governo del presidente Yrigoyen. Bisognava cogliere l’occasione per imporre finalmente «un nuovo ordine sociale e politico post-liberale», «una contro-società ispirata all’ideale dell’edificazione di una nuova cristianità in Argentina», alla restaurazione della perduta unità tra Chiesa, Stato e società, secondo un progetto concepito direttamente dalla Santa Sede, che affidò all’«attenta supervisione della curia vaticana» e del nunzio la creazione, il 5 aprile 1931, dello strumento decisivo di un rinnovato «“apostolato organico”, cioè integrato e sottomesso alla gerarchia»: l’Acción Católica. Non era stato un percorso facile: non a caso la prima lettera indirizzata da un papa all’episcopato argentino, simbolo del definitivo affrancamento dalla subalternità allo Stato, fu quella di Pio XI, che il 4 febbraio 1931 ringraziava i vescovi per l’obbedienza alle direttive del nunzio. Se fin dal 1865, anno di nascita dell’archidiocesi di Buenos Aires, la Chiesa argentina era stata «modellata» dalla Santa Sede «a su imagen y semejanza», essa avrebbe dovuto compiere un lungo cammino all’interno della giovane repubblica sudamericana prima di guadagnarsi l’affondo teocratico di un pontefice: avrebbe dovuto imparare a combattere «por un espacio» che pochi decenni prima «nadie habría osado disputarle». Sarà «al calor» delle dolorose batoste del secolo XIX «que habrà de forjarse la Iglesia que conocemos»… (segue)


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