n. 20

anno V - ottobre-dicembre 2004 - pp. 224 - € 7.50

• Direttore: Roberto De Caro
• Redazione:
Massimo Cappitti, Gaspare De Caro, Michelangelo Gabbrielli, Antonello Lombardi, Elio Matassi, Elisabetta Pistolozzi, Andrea Schiavina, Valeria Tarsetti
• Hanno collaborato a questo numero:
Ennio Abate, Felice Accame, Marco Angius, Simone Azzoni, Alberto Beneventi, Claudio Bolzan, Pier Augusto Breccia, Centro Studi Mozartiano, Giorgio Ciommei, Bruno Conte, Valerio Cordiner, Agostino Di Scipio, Sergio Endrigo, Danilo Faravelli, Gian Andrea Franchi, Nevio Gāmbula, Stefano Garroni, Gianluca Giachery, Hans-Josef Irmen, Mario Lunetta, Sandro Luporini, Milena Massalongo, Daniel H. Mazzei, Massimo Melloni, Kurt Meyer, Cesare Milanese, Giorgio Monari, Marilena Pasquali, Paolo Persichetti, Mario Pischedda, Mario Quattrucci, Francesco Ranci, Anna Rocco, Marina Toffetti, Pierfranco Vitale, Maurizio Zanolli
In copertina: Alberto Beneventi, Delta (2003)




Musica
• ĢUno spirito forteģ. Clara Wieck: i primi anni del dopo-Schumann. Lettere, documenti, riflessioni di Claudio Bolzan

Pagina senza nome

Se l’immagine mitizzata, ancor oggi persistente, di Clara Wieck (1819-1896) rende non poco difficile la realizzazione di un ritratto più ricco di luci e ombre, più sottilmente variegato e sfumato, ora come ora la ricchissima messe di documenti biografici, anche recentemente pubblicati, soprattutto al seguito delle celebrazioni promosse per il centenario della morte (1996), permette una rimessa in gioco – certamente parziale – di non poche convinzioni, la rettifica di taluni dati, l’apertura di nuovi interrogativi, evitando accuratamente, in ogni caso, il rischio opposto di un preconcetto atteggiamento dissacrante, tanto problematico e tendenzioso, quanto scarsamente efficace ai fini di una più adeguata messa a fuoco del personaggio (rischio, questo, non sempre evitato dalla pur densa e stimolante biografia di Eva Weissweiler, che dedica, peraltro, solo una ventina di pagine al periodo successivo al 1856, anno della morte di Robert Schumann). Attraverso la presentazione e l’analisi di alcune lettere e di alcuni rari documenti (mai apparsi in lingua italiana), cercheremo qui di offrire un percorso storico-biografico, necessariamente circoscritto e parziale, ma imperniato proprio sul periodo successivo a quest’ultima data, un’epoca nella quale andò definendosi e consolidandosi, pur tra mille difficoltà, il mito stesso cui abbiamo sopra accennato.
Come è noto, l’evento più sconvolgente nella vita della grande pianista fu senza dubbio la scomparsa del consorte, avvenuta a Endenich, nei pressi di Bonn, il 29 luglio 1856, dopo una lunga e tormentata degenza in una casa di cura per malattie mentali. Oltre a rappresentare la fine di una rapporto affettivo tra i più intensi ed appassionati, tale luttuoso evento risulterà determinante per alcune scelte esistenziali e professionali di fondamentale importanza per l’ancor giovane artista: l’abbandono definitivo dell’attività creativa (per la quale non si era mai sentita del tutto adeguata), in primo luogo, e la ripresa sempre più intensa degli impegni concertistici (peraltro mai del tutto abbandonati), ripresa tanto più necessaria per il mantenimento di una famiglia assai numerosa e di un tenore di vita all’altezza del suo rango sociale e del ruolo artistico da lei svolto: in effetti, dopo la morte del figlioletto Emil (avvenuta il 22 giugno 1847) erano pur sempre sette i figli cui bisognava provvedere: Marie (1841-1929), allora quindicenne (e colei che si occuperà dei fratelli più piccoli, fornendo un aiuto sostanziale alla madre, che affermerà al riguardo: «Senza di lei, non avrei affatto potuto sopravvivere al periodo»), Elise (1843-1928), Julie (1845-1872), Ludwig (1848-1899), Ferdinand (1849-1891), Eugenie (1851-1938) e Felix (1854-1929). Testimonianza eloquente dello stato d’animo di Clara in questo periodo, la lettera seguente, indirizzata all’amica Emilie List (1818-1902) – figlia di Friedrich List (1789-1846), economista e console degli Stati Uniti a Lipsia, amico di Franz Liszt – documenta ulteriormente il ruolo, spirituale e materiale, svolto da Johannes Brahms per sostenere la vedova e per aiutarla a riprendere la carriera concertistica, rallentata in seguito alla malattia del marito; di lui aveva scritto alla stessa Emilie il 27 marzo 1856: «Sopporto la mia infelicità in modo doppiamente pesante quando non ho lui, che sempre e poi sempre risolleva il mio spirito, sempre di nuovo ravviva in me l’entusiasmo per l’arte, in breve: è il mio amico nel senso più splendido della parola» [Wendler, 1996, p. 191].
Alla fine del documento è menzionato Franz Paul Lachner (1803-1890), autore di tendenza classicista (compose ben otto Sinfonie, oltre a quattro opere teatrali e diversi lavori cameristici), all’epoca direttore dell’opera di Monaco di Baviera (Generalmusikdirektor), incarico che tenne fino al 1868… (segue)


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