n. 20

anno V - ottobre-dicembre 2004 - pp. 224 - € 7.50

• Direttore: Roberto De Caro
• Redazione:
Massimo Cappitti, Gaspare De Caro, Michelangelo Gabbrielli, Antonello Lombardi, Elio Matassi, Elisabetta Pistolozzi, Andrea Schiavina, Valeria Tarsetti
• Hanno collaborato a questo numero:
Ennio Abate, Felice Accame, Marco Angius, Simone Azzoni, Alberto Beneventi, Claudio Bolzan, Pier Augusto Breccia, Centro Studi Mozartiano, Giorgio Ciommei, Bruno Conte, Valerio Cordiner, Agostino Di Scipio, Sergio Endrigo, Danilo Faravelli, Gian Andrea Franchi, Nevio Gāmbula, Stefano Garroni, Gianluca Giachery, Hans-Josef Irmen, Mario Lunetta, Sandro Luporini, Milena Massalongo, Daniel H. Mazzei, Massimo Melloni, Kurt Meyer, Cesare Milanese, Giorgio Monari, Marilena Pasquali, Paolo Persichetti, Mario Pischedda, Mario Quattrucci, Francesco Ranci, Anna Rocco, Marina Toffetti, Pierfranco Vitale, Maurizio Zanolli
In copertina: Alberto Beneventi, Delta (2003)




Didascalie a cura di Giorgio Monari
• Racconti musicali di ricordi musicali

Pagina senza nome

Nel fare il punto sulle conoscenze neurologiche relative alla musica in una pionieristica pubblicazione degli anni Settanta, R.A. Henson sottolineava come e perché la memoria debba essere considerata campo di indagine prioritario, con la percezione e l’attività sensomotoria,  per le ricerche sul funzionamento del cervello nell’attività musicale.

[…] impossibile intraprendere anche il più semplice compito musicale come quello di cantare una semplice melodia, senza ricorrere alle proprie facoltà mnesiche. […]

Il piacere dell’ascolto nel seguire qualsiasi brano musicale è condizionato dal suo ricordo di passaggi melodici e armonici basati sulle stesse relazioni tonali, così come è necessaria l’integrità della memoria remota per poter utilizzare il bagaglio delle proprie esperienze passate uditive ed emozionali, e quella della memoria recente per individuare i riferimenti a materiale precedente, in un movimento o in un’intera opera (HENSON; 16).

Per ogni musicista la riserva di immagini uditive richiesta per un lavoro creativo o per un ascolto partecipato dipendono dal buon funzionamento dei processi mnemonici (ivi; 16 s.).

La memoria sensomotoria e visiva è necessaria, in particolare, per l’esecuzione ma è a sua volta rinforzata dalla abilità teorica dell’analisi formale ed armonica e dalla conoscenza dello stile del compositore (ivi; 17).

Il modo in cui il termine «memoria» è usato comunemente «fa pensare a una funzione unica di immagazzinamento delle informazioni, mentre la ricerca in psicologia ha messo in evidenza una grande varietà di rappresentazioni mentali e di processi» (GAONAC’H; 310). Un uso analogo si può rilevare per il termine «ricordo», che, per la psicologia cognitiva, rinvia a quello di  rappresentazione mentale, «corrispettivo cognitivo individuale delle realtà esterne sperimentate da un soggetto» (DENISb; 403); le rappresentazioni mentali sono considerate presenti in due possibili stati,  «uno stato di disponibilità, che corrisponde all’esistenza di una conoscenza in memoria a lungo termine, e uno stato di attualità, quando, sotto l’effetto di processi d’attivazione, questa conoscenza disponibile passa a uno stato attivo» (ivi; 404). La forma in cui le rappresentazioni sarebbero conservate in memoria è oggetto di ipotesi diverse ma la tendenza dei neuroscienziati è di riconoscere l’esistenza di più modalità di rappresentazione cognitiva: in particolare, «le rappresentazioni percettive vanno distinte da altre rappresentazioni definite semantiche, che possono essere attivate qualunque sia la modalità di acquisizione d’informazioni» (KOENIG; 406). Data l’importanza della memoria in ogni attività musicale, è evidente come ogni ascolto, esecuzione, immaginazione relativa alla musica comporti sempre un qualche orientamento dell’attività stessa – esplicito o implicito – verso quello che si potrebbe definire l’orizzonte dei ricordi uditivi. Ricordi che, a loro volta, renderebbero possibili ulteriori orientamenti dell’esperienza musicale consentendo e stimolando associazioni con ricordi di altra natura (PERETZ; 260), così come può verificarsi anche che siano invece i ricordi uditivi ad essere innescati da ricordi di immagini, parole, emozioni… (segue)


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